#16 - Trump prima dell'Italia: il grande gioco di John Elkann
Globale prima ancora che italiano, Elkann sogna da Warren Buffet del XXI secolo. Le sfide di un businessman che vede l'Italia come secondaria.
Care lettrici, cari lettori, è John Elkann il protagonista della sedicesima puntata di “ItalStrat”. Il Ceo di Exor e presidente di Stellantis è stato premiato dalla National Italo-American Foundation (Niaf), la lobby degli italiani d’America, come “imprenditore globale” e da Washington ha annunciato la sua nuova dottrina imprenditoriale: sull’auto, ormai l’Italia sembra destinata a un tramonto graduale, mentre in Europa il nipote di Giovanni Agnelli vuole presentarsi come imprenditore del tech e patron di start-up e innovazione. Capire le strategie di Elkann e di Exor è fondamentale per comprendere in che misura l’Italia potrà contare (o non potrà contare) sull’eredità dell’ex Fiat.
A inizio mese abbiamo visto a Torino la grande sfilata dell’Italian Tech Week, dove Elkann si è presentato come patron del suo fondo personale, Vento, invitando all’ombra della Mole nientemeno che il patron di Amazon, Jeff Bezos, e la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, per discutere di innovazione, tecnologie di frontiera, intelligenza artificiale. Uno sfoggio di potenza che segue di pochi mesi l’apertura di un canale diretto con il presidente Usa Donald Trump, concretizzatosi nel più grande investimento mai annunciato da Stellantis negli Usa: 13 miliardi di dollari. Sta pienamente giungendo a maturazione il terzo tempo dell’era Elkann alla guida di Exor iniziato nel 2023.
Dopo l'assunzione delle redini dell’impero dell’Avvocato a fianco di Sergio Marchionne e dopo la governance del passaggio di Fca in Stellantis negli anni successivi alla morte del manager italo-canadese, Elkann ha assunto un ruolo di investitore globale che ha toccato più fronti:
La decisione di diversificare il portafoglio del gruppo ampliando l’attività di Exor alle lifesciences, all’intelligenza artificiale, al settore minerario e la trasformazione dell’ex holding di controllo in un conglomerato transnazionale.
L’acquisizione di partecipazioni segnaletiche in aziende di peso del panorama europeo come il gruppo di moda francese Christian Louboutin (24%) e il colosso olandese dell’elettronica Philips (17,5%) per rendere palese la diversifiazione.
L’alleanza con settori di peso del sistema finanziario globale, dato che in un primo momento, si è ricordato su Lettera43, Elkann “aveva portato l’indiano-americano Ajay Banga alla presidenza di Exor, a cui succedette nel 2022 il connazionale Nitin Nohria, dopo che Joe Biden aveva scelto Banga per guidare la Banca Mondiale. A Nohria si associa la presenza di un pezzo da novanta come George Osborne, già cancelliere dello Scacchiere britannico ai tempi di David Cameron (al governo dal 2010 al 2016) alla presidenza di Lingotto Investment Management, fondo d’investimento del gruppo, a testimonianza dell’importanza che Elkann assegna al veicolo finanziario con cui intende portare il suo business nelle nuove frontiere dell’innovazione”.
Tra il 2023 e il 2024, si è ricordato, il varo del venture capital Vento che in Italia prova a essere un grande investitore in Ia: “Vento ha promosso in due anni 60 investimenti da 150mila euro in media l’uno e lanciato 20 start-up”.
La presa dichiarata a modello di Warren Buffett per dare un profilo globale alla figura di Elkann, che a sua volta ha saldato strette relazioni con Mark Zuckerberg, Jeff Bezos e Donald Trump. Il primo, si è ricordato su InsideOver, ha nominato John Elkann nel cda di Meta e a gennaio la scelta ha fatto rumore “per la contemporaneità tra l’ingresso del top manager italo-americano e quello di due figure di peso come Charlie Songhurst, specialista di intelligenza artificiale già in gruppi come Yahoo e Google, e Dana White, Ceo dell’associazione di combattimento e showbusiness Ufc, vicino al presidente”. Bezos è stato a Torino di recente. Trump ha avuto almeno tre incontri con Elkann: uno a Mar-a-Lago dopo la vittoria elettorale, uno in Arabia Saudita a maggio a margine della visita ufficiale nel Regno delle Spade e, infine, quello allo Studio Ovale in occasione del ricevimento della Juventus alla Casa Bianca.
A questo ha fatto da contraltare un sostanziale progetto di disinvestimento dall’Italia: il “Piano Italia” sull’auto sembra dimenticato, il progetto di un milione di auto all’anno accantonato, la scelta di un Ceo tricolore a Stellantis nella figura di Antonio Filosa è parsa l’anticamera del reale disinvestimento dal Paese. Inoltre, Elkann si sta ritirando da molte roccaforti. Venduta da tempo Magneti Marelli, ceduta la robotica di Comau e ora spartita tra Tata (divisione veicoli) e Leonardo (area militare) anche la redditizia Iveco, resta ben poco. Escludiamo Ferrari, che non fa testo e si trova quotata a Wall Street oltre che a Piazza Affari.
Ad oggi, Exor sembra essere interessata a ridurre le sue partecipazioni in altre due perle della sua corona: l’editoria, col gruppo Gedi su cui si prospetta l’ipotesi della cessione separata di Repubblica e La Stampa, e il calcio. Nel capitale della Juventus è entrata Tether, multinazionale delle stablecoin che a febbraio ne ha acquisito il 9% i cui fondatori Paolo Ardoini e Giancarlo Devasini, tramite una piattaforma legalmente basata ad El Salvador, sono diventati i titolari di criptovalute più graditi a un personaggio già citato in questa puntata. Stiamo parlando, ovviamente, di Donald Trump, fautore di una strategia volta a usare le cripto come garanzia della continuità della supremazia finanziaria americana. The Donald chiede una riserva strategica di criptovalute per l’America, Tether garantisce le stablecoin emesse acquisendo debito americano, di cui è il tredicesimo soggetto per quote sottoscritte a livello globale. Un asse pesante che dà valore alla creatura di Devasini (ex chirurgo plastico) e Ardoino (talento dell’informatica), ora membri del salotto buono sportivo di Via Druento.
Tutto dà l’idea di una grande ritirata. Resta la grande scommessa di Vento, con cui Elkann vuole totalmente mutare la sua immagine come investitore anche nel Belpaese, passando da Ceo di un gruppo centrato sull’auto a innovatore. Questo è il portato principale di una svolta sulla cui efficacia ci riserviamo i dubbi, aspettando di essere smentite, e che dovrebbe inserirsi nel quadro del passaggio, da tempo consolidato, degli Agnelli-Elkann a grande famiglia dell’economia finanziaria globale transnazionale, prima ancora che italiana. La morale è che è strategico per il Paese rompere il senso di “vedovanza” verso un apparato produttivo legato a Exor che ha scelto di fare corsa a sé stante col resto del mondo e interpreta l’Italia come un’appendice.
Semplificando, tra Trump e l’Italia, John Elkann sceglierà inevitabilmente sempre il primo. Resta la necessità di elaborare questa svolta: se la scommessa dell’Ia e dell’innovazione avrà successo, resterà un legame tra Exor e l’Italia capace di giocare un ruolo economico di peso. Altrimenti l’ipotesi di studio è quella di un graduale ridimensionamento. Un caso paradigmatico di cosa voglia dire avere i mezzi e la struttura per competere nelle grandi catene del valore finanziarie, tecnologiche e industriali dell’era globale e di quanto mercati come quello italiano rischiano di essere vasi di coccio tra i vasi di ferro. Alla fine, ha ragione la Niaf a premiare Elkann come “imprenditore globale”: italiano perché globale, non viceversa. Strategico per l’Italia rendersene conto quanto prima. E capire chi potrà essere un domani il traino dell’economia e dell’industria della Penisola.




ciao Andrea,
grazie mille per questo articolo: l'ho trovato davvero molto interessante e istruttivo
e complimenti anche per la diretta di Instagram di ieri sera