#3 - Grandezza e miseria di Milano
La trasformazione della nostra città mondiale scuote il sistema-Paese. E mostra la fragilità dei suoi poteri
Care lettrici, cari lettori, è Milano la protagonista della storia d’apertura della terza puntata di ItalStrat. La Milano scintillante dei grattacieli ha rivelato nelle scorse giornate l’inquietante prospettiva di un impianto corruttivo che secondo la Procura unirebbe costruttori edili e fette di amministrazione pubblica. Uno scandalo che ha al centro la figura del finanziere Manfredi Catella ed è il secondo caso che impatta sui poteri della città dopo quello emerso nei mesi scorsi con l'apertura delle indagini su Equalize, la società del presidente di Fondazione Fiera Milano Enrico Pazzali, che è accusato di aver ordinato attività di raccolta informativa illecite. Siamo garantisti e ricordiamo che ognuno è innocente fino a prova contraria, e con queste premesse analizzeremo gli scenari politico-strategici che queste dinamiche consentono di leggere.
In questo numero indaghiamo grandezze e miserie di una città che è la vera porta mondiale dell’Italia, la sua vetrina sull’Europa e sugli scenari globali, il collettore di grandi interessi economici e strategici ma anche una metropoli altamente fragile, in cui il progetto di sviluppo è stato appaltato ai titani del real estate e in cui un sistema di interessi pubblici e privati in continuo movimento genera entropia. Attorno a questi fatti, in una città con un “non-modello” che dall’Expo 2015 ad oggi si è nutrita del suo stesso successo, facendo corsa a sé rispetto al Paese, nuove, grandi partite economico-finanziarie si aprono. Armonizzare Milano e l’Italia è questione strategica e sistemica. Ora più che mai.
Milano tra scandali e sfide
C’è un grande dualismo tra la Milano di ieri e quella di oggi. La fu Mediolanum è una delle poche città al mondo che può vantare di essere stata nella sua storia capitale di una repubblica (la Cisalpina di Napoleone), di un regno (il Regno d’Italia ad essa succeduta) e di un ducato (all’epoca degli Sforza e dei Visconti) dopo esserlo stata nientemeno che di un Impero, quello romano d’Occidente, dal 286 al 402. Una città che vanta una centralità sistemica sul territorio che ne è espressione e di cui uno dei più antichi simboli è una Diocesi seconda per importanza nella cristianità dietro Roma, tra le più vaste al mondo e resa iconica dalla Cattedra d’Ambrogio. Una città pienamente “ambrosiana” nello spirito, nelle dinamiche, nella strutturazione del suo modello di sviluppo che si è sempre considerata centro ben radicato in un contesto economico, sociale, politico.
La Milano di oggi vive invece una fase impetuosa come grande metropoli dell’era globale e protagonista di quello che Parag Khanna ha definito “il secolo delle città” tra loro interconnesse anche a prezzo di sacrificare, in nome della verticalità, la stabilità delle radici.
Milano non è mai stata tanto prospera, tanto nota e attenzionata su scala globale, tanto ricoperta di investimenti e progetti di sviluppo, ma al tempo stesso mai distante da sé stessa, da ciò che è stata, in un certo senso dalla sua stessa comunità viva.
Gli scandali mostrano che la “febbre” della città è salita e che il lungo decennio inaugurato dall’Expo 2015 e che avrà il suo culmine, a inizio 2026, con le Olimpiadi invernali, seconda vetrina mondiale della città, ha forse aumentato l’hype della città ma al tempo stesso le impone di trovare una rotta. Di ripartire dai fondamentali. Lo sviluppo immobiliare ha avuto un peso fondamentale nel rigenerare quartieri e aree, non può diventare un fine a sé stesso.
L’urbanista Elena Granata del Politecnico di Milano lo ha detto a chiare lettere: “La città è sempre stata una miniera da cui estrarre valori economici. Però oggi sta diventando quasi solo quello. Prevale la dimensione estrattiva, il tirar fuori il massimo dai valori immobiliari”, ha dichiarato al Centro Culturale Milano, aggiungendo che “se c’è un’élite che può vivere bene in una città dotata di tutti i comfort, ma chi tiene in piedi quel servizio deve abitare lontano, con una qualità di vita scarsa, allora è solo una vetrina per i ricchi. Parliamo di valori belli, democratici, ma per pochi”. Anche lo scrittore e giornalista Gianni Barbacetto ha denunciato nel suo saggio “Contro Milano” la privatizzazione dell’interesse pubblico della città.
Cosa vuole e può essere Milano
Cosa vuole e cosa può essere Milano? La risposta è complessa, ma possiamo trarre alcune determinanti strategiche dall’attuale cronaca e dai fatti che fa emergere:
Urge tornare a pensare strategicamente il sistema economico, sociale, produttivo incorporando nel tessuto urbano le eccellenze nazionali e facendo della città la leva della crescita italiana.
Bisogna mappare le reti dei poteri in ascesa e di quelli in declino, delle forze vive e che possono apportare energie alla città
La proiezione internazionale del capoluogo lombardo deve essere fatta convivere con la sua natura di centro italiano e, prima di tutto, ambrosiano.
“L’immagine di un modello di convergenza pubblico-privato che ha ormai il fiato corto si va componendo tassello dopo tassello e nel contesto della trasformazione della città questo rischia di non far leggere in forma sistemica tutte le ridefinizioni di poteri e alleanze che stanno venendo poste in essere”, si notava su InsideOver, aggiungendo che, da un lato, “c’è chi vuole entrare a Milano per partecipare alla rete d’influenza e sviluppo della città”: ancora bisogna capire gli impatti su Milano delle manovre di Monte dei Paschi di Siena su Mediobanca, dell’acquisto del fondo immobiliare Prelios da parte di Ion, gruppo dello sfuggente miliardario Andrea Pignataro e dell’esodo dei super-ricchi londinesi verso le sponde del Naviglio.
Al contempo, si approfondiva, urge mappare la geografia di chi sta logicamente usando Milano come leva per una grande proiezione internazionale del sistema di riferimento. Le forze vive della città oggi si trovano in un perimetro ristretto: Unicredit, banca attiva nel grande sviluppo internazionale del suo business, si somma a Borsa Italiana, che mira a valorizzarsi dalla sinergia con Euronext, sul fronte finanziario. Figura di primissimo piano nella Milano odierna è sicuramente l’ad di Unicredit, Andrea Orcel, che tra acquisizioni progettate (Banco Bpm), scalate a banche straniere (Commerzbank) e una crescita di utili e appeal lancia la sfida a Intesa San Paolo e mostra che si può fare finanza di rango mondiale restando, al contempo, milanesi.
Da non sottovalutare anche la presenza in città delle uniche due università italiane dotate di vera capacità di attrazione sovranazionale a livello di capitale umano, il Politecnico e la Bocconi, a cui si sommano i poli d’eccellenza dell’innovazione e della tecnologia in ambito farmaceutico e delle scienze della vita (Human Technopole Mind), la centralità della città nella Chip Valley brianzola, la continuità di settori che reggono la concorrenza e creano mercato come la moda e il design.
Notiamo che dai grandi atenei della città emergono figure di vertice nel management ambrosiano: gli ultimi due predecessori di Francesco Billari, attuale rettore della Bocconi, Andrea Sironi e Gianmarco Verona, sono oggi alla presidenza di Generali, che ha a Milano il cuore del suo business, e di Human Technopole. In Bocconi, poi, emerge con attenzione la School of Management dove è tornato dal 2023 come docente d’alto profilo un economista di spicco come Francesco Giavazzi, già consigliere economico di Mario Draghi I due predecessori di Donatella Sciuto, oggi rettrice del Politecnico, hanno analoghi ruoli d’alto profilo. Ferruccio Resta guida la newco per lo sviluppo del nucleare italiano che unisce oggigiorno Enel, Ansaldo Energia e Leonardo, mentre Giovanni Azzone ha significativamente ottenuto la carica di presidente di Fondazione Cariplo, cuore della galassia delle casse rappresentanti il nesso tra il sistema produttivo e le dinamiche istituzionali.
C’è vita oltre i colossi del real estate, dunque: ad avere un gap sembra essere la politica, con il civismo chiamato in campo da ogni fronte come cura del vuoto di elaborazione sistemica per l’eredità del sindaco Giuseppe Sala. E per quanto d’alto profilo, molti nomi (Ferruccio De Bortoli, Carlo Cottarelli e via dicendo) sembrano essere chiamati in campo come papabili primi cittadini più per una possibile supplenza al vuoto di elaborazione che per una reale progettualità. Milano dovrà saper essere “politica” in futuro. L’anno che si aprirà sarà uno dei più lunghi della città negli ultimi decenni: da qui all’autunno 2026 ci aspettano l’evoluzione delle indagini sull’immobiliare e Equalize, la strutturazione delle offerte pubbliche di scambio Unicredit-Bpm e Mps-Mediobanca, le Olimpiadi Invernali, la discussione sul futuro di San Siro e, infine, le elezioni comunali. Milano dovrà decidere cosa vorrà essere. La risposta è strategica per l’Italia intera.
ItalStrat Plus - Il coraggio di Pizzaballa
In coda alla puntata odierna, ci concediamo uno spazio per un tributo a un grande italiano: il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, bergamasco d’origine e ecumenico d’adozione, che nei giorni scorsi ha portato avanti la testimonianza della fede e dei diritti degli ultimi nel cuore della Terrasanta piagata dalla guerra. Prima la visita al villaggio di Taybeh, Cisgiordania, devastato dai coloni israeliani, poi la toccante corsa fino alla Parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza bombardata dalle truppe di Tel Aviv mostrano l’attenzione del prelato e della Santa Sede a un contesto caotico e in perenne subbuglio, nonché un toccante impegno per la pace. Non c’è molto da aggiungere: Pizzaballa è un uomo dalla parte giusta della storia. Un grande italiano. E questa newsletter, che parla dell’Italia, non può non rendergli omaggio.
In breve - Approfondimenti attorno l’Italia
Torna a parlare, con grande attenzione, Paolo Savona, presidente della Consob ed ex ministro, che di recente in audizione in Parlamento ha avvertito sul rischio delle stablecoin basate sul dollaro per il sistema finanziario: Le criptovalute aggirano le norme antiriciclaggio e creano rischi sistemici – ha detto Savona, ripreso da “Agenzia Nova” – Dobbiamo rispondere con un euro digitale coperto da garanzia statale e con un safe asset Bce competitivo”. Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta sostiene notoriamente questa strada. L’Italia può essere leader in Europa su questo dossier.
Giorgia Meloni compie mille giorni di governo: ad oggi la grande sfida sembra essere quella di mantenere la stabilità del Paese sul piano economico e politico (interno ed internazionale) di fronte a un contesto globale mutevole. I dazi di Trump minacciano la posizione del governo e possono essere un detonatore potenziale per l’economia: urge tenere monitorato, in particolare, quanto succede su quel fronte.
Grandi manovre attorno all’Italia: Francia, Germania e Regno Unito costituiscono di fatto un triangolo sulla difesa e riaprono al dialogo con l’Iran sul nucleare. Roma vuole essere pontiere tra Europa e mondo atlantico negli scenari globali della Difesa ed ha a lungo perorato la causa della distensione con l’Iran. Come si pone l’Italia di fronte a questo scenario? Proveremo a dare alcune risposte nelle prossime settimane.





Sono onorata dalla presenza italiana - vaticana in Palestina del Cardinale Pizzaballa, confidiamo nei suoi messaggi ciascuno con la propria sensibilità.
Quanti a Savona ho sempre avuto stima per lui purtroppo certe sue posizioni non sono state apprezzate quando era necessario. Altra voce simil Cassandra fu Sapelli. Ora che vediamo che cosa accade ci nascondiamo con le solite parole, crisi impensabile...