#30 - Fate volare il caccia di sesta generazione
Il caccia di sesta generazione GCAP, a trazione italo-anglo-giapponese, è un'eccellenza globale. Roma in testa alla corsa per favorirne lo sviluppo. Gli scenari.
Care lettrici, cari lettori, ItalStrat torna a occuparsi di sicurezza nazionale e difesa e lo fa mettendo l’attenzione sul Global Combat Air Program (Gcap), il progetto di caccia di sesta generazione italo-anglo-nipponico che rappresenta un’avanguardia globale e un’impresa industriale, tecnologica e securitaria unica nella storia del nostro Paese.
Con il piano per sviluppare i caccia “Tempest”, destinati a entrare in operatività entro il 2040, l’italiana Leonardo, la giapponese Japan Aircraft Industrial Enhancement e la britannica Bae hanno unito le forze per un articolato programma di sviluppo aeronautico di rango globale destinato a esplorare una nuova frontiera in materia di aerei di combattimento. Il programma del patto Roma-Londra-Tokyo, infatti, sulla carta:
Rende tre Paesi del campo occidentale, tre democrazie del G7, avanguardia di una frontiera dell’innovazione militare e securitaria in un contesto storicamente dominato dagli Stati Uniti. Sia l’Italia che il Regno Unito e il Giappone adottano per le loro aeronautiche, infatti l’F-35 di costruzione americana.
Può consentire una standardizzazione delle competenze e delle capacità operative con tecnologie avanzate in un contesto di crescente competitività dello scacchiere internazionale, uniformando l’adattamento militare delle medio-grandi potenze dell’Occidente geopolitico di fronte alla prospettiva di una saldatura delle minacce della sfera euroatlantica e di quella del Pacifico.
Consente un’accelerazione industriale e uno strappo sulla governance delle tecnologie più critiche per la sicurezza di domani, lo sviluppo di competenze e capitale umano fondamentale per affrontare i tempi incerti che ci aspettano. Permettendo, su un settore specifico, a delle potenze che da sole non hanno proiezione mondiale di pensare in grande.
Il GCAP è un’eccellenza mondiale
Nel dicembre 2024 su InsideOver si spiegava l’importanza di questo piano, che costruirà molto più di un aereo da combattimento. Se già oggi i caccia come gli F-35 e i più moderni Eurofighter Typhoon sono piattaforme multidominio in continua interazione con l’ambiente circostante, il GCAP-Tempest potrà portare certi connotati all’ennesima potenza. Si notava, infatti:
Il caccia di sesta generazione sarà una piattaforma in volo mai slegata dal contesto circostante.
Potrà operare in sinergia con le altre apparecchiature aeronautiche, operare su terra e su mare, svolgere operazioni di guerra elettronica e cyber e muoversi in combinazione con i futuri cloud center satellitari a cui, in particolare, la Difesa italiana sta lavorando. E non finisce qui: l’intelligenza artificiale sarà applicata in forma nativa sul Gcap/Tempest, come strumento capace di rendere scalabili e virtuose le tecnologie operative, i sistemi di puntamento, i radar di ultima generazione, trasmettendo e generando informazioni in tempo reale.
Il Gcap, inoltre, potrà governare sciami di droni gregari e dunque proiettarsi come aereo-madre di altri velivoli capaci di amplificarne la profondità operativa. L’amico Gianluca Pacor di Gens Italia ha dedicato al dossier dei video interessanti. Ne consiglio il canale.
La corsa dell’Italia al GCAP e gli ostacoli
Un piano tanto complesso dovrà scontare degli scogli politici non indifferenti. Negli ultimi giorni ne sta emergendo uno, molto chiaro: la presunta “gelosia” britannica su brevetti e tecnologie proprietarie nella componente di Bae. Citiamo da Panorama:
Nei giorni scorsi è apparsa su vari media la notizia che il ministro della Difesa Guido Crosetto avrebbe affermato che il Regno Unito non sta facendo abbastanza per condividere la sua tecnologia all’avanguardia con i partner del programma GCAP (Global Combat Air Programme) per il caccia di sesta generazione, definendo la presunta segretezza britannica una follia. Le parole del Ministro, riportate da varie agenzie, sono state: “Ho chiesto espressamente a Leonardo di condividere tutto con gli inglesi e anche con i giapponesi: non cambio idea se non stanno facendo altrettanto”. Crosetto. Giustamente, sostiene che “l’egoismo” possa danneggiare la cooperazione.
Roma, va detto, ha messo le risorse e le prospettive operative. Tra il 2020 e il 2021 il Documento Programmatico Pluriennale aveva stanziato circa 6 miliardi di euro, a fronte di una previsione di spesa fino al 2035 della Difesa di 9,6 miliardi di euro. Nei giorni scorsi il Parlamento ha ricevuto dal governo di Giorgia Meloni un impegno a triplicare lo stanziamento a 18,6 miliardi di euro. Nel Regno Unito e in Giappone si attendono ancora stanziamenti di pari portata per capire in che misura i Paesi si prepareranno a gestire gli appalti internazionali del consorzio paritetico Edgewing che sviluppa il Gcap e il cui prospetto, nota la sempre ben informata Chiara Rossi su StartMag, “è concepito come un percorso progressivo e autoconsistente – secondo un piano di sviluppo continuo con un orizzonte pluriennale della durata complessiva ipotizzata di circa 30 anni (2021-2050) e si articola in 4 fasi programmatiche, Fase 1 Concept Assessment & Preliminary Design; Fase 2 Full Development; Fase 3 Initial Production; Fase 4 Full Production”.
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I dubbi britannici sul GCAP
I 18,6 miliardi italiani si intendono stanziati per le prime due fasi, mentre nel Regno Unito il governo di Keir Starmer vede sovrapporsi molti programmi, dal riarmo navale al rafforz.amento degli Eurofighter Typhoon della Royal Air Force e, inoltre, nota Defence Eye:
Il Tempest è pubblicizzato come parte del Future Air Combat System (FCAS), che offre anche una connettività avanzata con una serie di altre piattaforme intersettoriali. La più significativa di queste sono le Autonomous Collaborative Platform (ACP), già in fase di sviluppo. Tuttavia, non è chiaro se questi velivoli senza equipaggio siano finanziati attraverso la spesa del GCAP o da un altro budget.
L’indebitato e gravato Regno Unito deve quindi fare attenzione ai conti, mentre nel frattempo la manodopera è un problema e aziende come Leonardo sono cruciali per il Gcap ma, al contempo, sotto pressione nel Paese di Sua Maestà: Piazzale Montegrappa minaccia la chiusura dell’impianto di Yeovil per la produzione di elicotteri da oltre 3mila dipendenti se Londra taglierà, come prospettato dal governo laburista, il piano del New Medium Helicopter assegnato al gruppo italiano. Screzi e scontri tra alleati non aiutano. Il sospetto di Panorama è che il richiamo del programma F-47 americano possa far tentennare Londra. In quest’ottica, il Giappone della premier Sanae Takaichi, chiamata l’8 febbraio dal decisivo voto con cui il Partito Liberaldemocratico al potere vuole riconquistare una maggioranza autonoma e spingere su investimenti e riarmo, sarà ago della bilancia.
Un progetto che conviene a tutti
Thomas Falk sul Japan Times ricorda che per Tokyo “la Gran Bretagna è geograficamente distante, le sue risorse sono limitate, il suo focus strategico è diviso tra l’Europa e gli impegni globali, ma in un’epoca caratterizzata dall’incertezza al centro del sistema internazionale, il valore di un partner si misura meno in termini di dimensioni che di credibilità, coerenza e volontà politica”. E Londra può essere una grande beneficiaria del piano:
Nel Regno Unito, il GCAP supporta già oltre 4.500 posti di lavoro e oltre 700 milioni di sterline in ricerca e sviluppo industriale , a dimostrazione di come le partnership nel settore della difesa possano generare vantaggi economici e strategici. La sede principale del programma nella città di Reading e l'ampio ecosistema industriale dimostrano ulteriormente come i progetti di difesa collaborativi possano sostenere l'occupazione altamente qualificata e l'innovazione tecnologica in tutti i settori.
Far volare il caccia di sesta generazione è imperativo strategico chiave per il potenziamento militare dei tre Paesi contraenti, specie di fronte alla prospettiva che vede l’altro FCAS europeo, il progetto franco-tedesco con sostegno spagnolo, deragliare e altri progetti andare in autonomia più come elaborazione teorica che pratica. Tra questi segnaliamo l’ambizione svedese di un caccia di sesta generazione autonomo. Ma solo il GCAP ha la scalabilità industriale, l’ambizione operativa e le prospettive strategiche per arrivare, con certezza, in fondo. Lo auspichiamo: che il caccia di sesta generazione voli. Non lo definiamo, parafrasando i P-51 Mustang di Salvate il Soldato Ryan, “l’angelo sulle nostre spalle”, ma un potenziale fattore capace di garantire deterrenza, superiorità aerea e capacità d’azione al sistema-Paese e al suo blocco di alleanze. E, in un certo senso, contribuire a stabilità e pace.
In breve
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Risiko bancario: nel 2026 occhio ai consigli di amministrazione dopo un 2025 di acquisizioni. Iniziamo a focalizzarci su aprile: ci saranno sia MPS che Banco Bpm. Ci sarà da guardare con attenzione.
Iniziano le Olimpiadi italiane di Milano-Cortina e ci auguriamo che valga l’invito di Papa Leone XIV: “Auspico che quanti hanno a cuore la pace tra i popoli e sono posti in autorità sappiano compiere in questa occasione gesti concreti di distensione e di dialogo”. Lo auspichiamo a nostra volta. Quando leggerete questa newsletter, sarà giovedì 5 febbraio, giorno in cui scade il Trattato New Start, l’ultimo che regolava la competizione nucleare tra Usa e Russia. Disapplicato da tempo, la sua caduta segna però un passaggio verso un mondo non normato e più pericoloso. E dobbiamo rendercene conto.







